Aggiornamento
per i medici sulla ricerca, la diagnosi, ed il trattamento della Sindrome
da Stanchezza Cronica (dal CFIDS CHRONICLE - Association of America
- The CFS research Review)
Disturbo neuro-cognitivo
nella CFS
Tutti gli studi neuro-diagnostici strutturali
e funzionali, sull’attività autonoma e sulle disfunzioni neuro endocrine,
valutano l’aspetto neuropatologico dei pazienti affetti da Sindrome da
Fatica Cronica (CFS).
La natura e l’estensione del coinvolgimento neurologico nella CFS sono
ancora poco conosciute, ma gli studi neuro cognitivi della ricerca sulla
CFS sono in realtà molto consistenti.
I medici dovrebbe familiarizzare con questo
argomento, in quanto i problemi cognitivi nella CFS rappresentanto i sintomi
più devastanti, causando un’invalidità funzionale che colpisce l’85%
dei pazienti, che riferisconono difficoltà di concentrazione, di attenzione
e disturbi della memoria.1 Questo articolo permette di osservare i dati
relativi alla ricerca nei pazienti con CFS, sull’aspetto neuro cognitivo
e sulla possibile alterazione della struttura cerebrale.
Problemi
cognitivi osservati
I test neuropsicologici confermano le anomalie
cognitive, ma questi dati, non sono consistenti nella loro natura, e
le anomalie dei test potrebbero essere in contrasto con le descrizioni
dei sintomi giornalieri da parte dei pazienti. Diversi studi formali neuropsicologici,
riferiscono disturbi dell’attenzione, della memoria verbale e visiva,
prolungamento dei tempi di reazione nell’elaborazione di informazioni
verbali complesse. In altri casi però non sono stati evidenziati deficit
relativi all’attenzione e alla memoria. 6-7
Nonostante le limitazioni metodologiche,
la ricerca sui pazienti con CFS dimostra ampiamente che i disturbi neuropsicologici
riguardano principalmente l’elaborazione di informazioni verbali complesse.
Un recente studio, sta valutando se le difficoltà nell’apprendimento e
nella memoria derivano da una capacità rallentata di processazione dell’informazione,
da difficoltà di processazione verbale o da una sensibilità all’interferenza.
Si é visto che vi sono pazienti suscettibili ad una breve interferenza
, che può essere paragonata ad un deficit di recupero immediato e ritardato
delle informazioni . 8
Un altro aspetto da considerare nella ricerca
neuropsicologica concerne la relazione tra la fatica riferita dal paziente
ed il disturbo cognitivo nonché la performance oggettiva neuropsicologica.
Alcuni dati dimostrano che la fatica determinata da stress mentali
non influisce con la performance del paziente.
Uno studio condotto al New Jersey Cooperative
Research Center finanziato dagli NIH, ha dimostrato che in seguito a esercizio
fisico i pazienti dimostrano disturbi cognitivi , rispetto ai soggetti
sani, suggerendo in questo modo che la fatica fisica potrebbe essere una
variabile fondamentale nel spiegare il disturbo cognitivo. 9 Anche altri studi
hanno portato ad una simile conclusione.
Va sottolineato che il disturbo cognitivo
in molti pazienti con CFS non deve essere necessariamente legato da una
condizione psichiatrica di base.
Infatti, almeno uno studio, ha dimostrato
che i pazienti con CFS senza comorbità psichiatrica sottoposti ai test
della memoria, dell’attenzione e dell’elaborazione delle informazioni,
evidenziavano un deficit, rispetto ad altri soggetti sani o a pazienti
senza CFS, che presentavano però malattie psichiatriche presenti. 10
Dati
sullo studio delle tecniche di imaging neuro-funzionali
Si ipotizza, che alcuni dei sintomi della CFS, come il disturbo cognitivo,
potrebbero derivare da un’anomalia cerebrale.
Molti studi hanno evidenziato significanti anomalie sui pazienti con
CFS sottoposti a risonanza magnetica, rispetto ad un gruppo di controllo.
Soprattutto, gli studi relativi alla risonanza
magnetica dimostrano una iperintensità di sostanza bianca subcorticale
prevalentemente nei lobi frontali.
In uno studio, condotto dal gruppo diretto dal Prof. Umberto Tirelli,
Primario della Divisione di Oncologia Medica A, all’Istituto Tumori di
Aviano - Pordenone, si é dimostrato che i pazienti con CFS non depressi
mostravano un numero maggiore di piccole aree puntiformi di ipercaptazione
a carico della sostanza bianca, rispetto ai pazienti con CFS depressi
o ai soggetti sani. 15
Un altro approccio alla neuro immagine consiste
nel misurare il flusso sanguigno cerebrale attraverso la tomografia computerizzata
a emissione di fotone (SPECT) . La maggior parte degli studi sulla
SPECT hanno dimostrato una significativa diminuzione del flusso sanguigno,
infatti, attraverso questa tecnica si sono evidenziate delle anomalie
cerebrali su alcuni pazienti, che invece non erano state rilevate dalla
risonanza magnetica.
In uno studio, la diminuzione del flusso
sanguigno nelle regioni cerebrali dei pazienti con CFS rilevate dalla
SPECT, sono state confrontate con quelle dei soggetti sani: le anomalie
riscontrate riguardavano l’80% dei pazienti con CFS.
I pazienti con CFS infatti, sono distinguibili dai pazienti con depressione
unipolare in base alle anomalie riportate dalla SPECT. 12
In più, significative ipoperfusioni di alcune
aree cerebrali, evidenziate dalla SPECT, sono state riscontrate nei pazienti
con CFS, rispetto ai controlli di pazienti depressi.13
Almeno uno gruppo di ricerca, riconduce ad una positiva correlazione
tra flusso sanguigno a carico delle regioni frontali (sulla SPECT) e disturbo
cognitivo.
Gli esperti, hanno ipotizzato che le anomalie
del flusso sanguigno potrebbero ricoprire un ruolo pato-fisiologico fondamentale
nei disturbi congnitivi e nelle limitazioni dell’attività fisica dei pazienti
con CFS.14
Ci sono inoltre, delle pubblicazioni sulla tomografia ad emissioni
di positroni (PET) relative ai pazienti con CFS.
Attraverso la PET, una ricerca ha riportato un ipo metabolismo sul
cervello di 18 pazienti con CFS, che non era invece presente in 6 pazienti
depressi ed in altri 6 pazienti sani.15
Come
si distingue la CFS dalla depressione
I sintomi tipici della CFS sono descritti soggettivamente e questo,
alimenta la controversia tra l’eziologia organica e psicologica della
malattia.
Alcuni medici confondono la CFS con la depressione
clinica, che spesso causa difficoltà cognitive. In realtà, i sintomi delle
due patologie spesso si sovrappongono e molti pazienti con CFS presentano
anche la depressione, che potrebbe essere dovuta al loro stato di invalidità,
provocato dalla fatica o da variazioni viro-immunologiche nel cervello.
Come é già stato dimostrato però, gli studi
dimostrano che alcune anomalie cerebrali dei pazienti con CFS si differenziano
da quelle dei pazienti che sono psicologicamente depressi.
La fase iniziale di questa ricerca necessità
comunque di ulteriori approfondimenti. Uno studio recente, ha dimostrato
che i sintomi tipici dei pazienti con CFS si diversificano da quelli osservati
nei pazienti clinicamente depressi, ma sono invece molto più simili ai
sintomi descritti dai pazienti affetti da sclerosi multipla.16
Implicazioni
per il trattamento
Molti dei dati sulle anomalie cerebrali, sono ancora preliminari per
poterli mettere in pratica.
Anche se si sono fatte delle scoperte sulle
anomalie cerebrali riscontrate tramite la risonanza magnetica e la SPECT,
e’ necessario sicuramente approfondire questi studi.
I medici dovrebbero comunque analizzare i
dati relativi alle diagnostiche neurologiche, in quanto alcuni pazienti
che presentano lesioni cerebrali, e che potrebbero essere riferiti alla
CFS, in realtà, potrebbero invece presentare problemi neurologici, come
ad esempio la sclerosi multipla.
Tutti quei pazienti che presentano problemi
neuro-cogninti dovrebbero essere indirizzare alla riabilitazione.
A causa della loro condizione, i pazienti
necessitano di assistenza nello svolgere mansioni complicate ed impegnative,
inoltre, durante le visite mediche spesso presentano difficoltà di espressione
verbale o di comprensione. Per questo motivo, e soprattutto, per il rallentato
processo di elaborazione delle informazioni, si consiglia ai medici di
porre loro delle domande specifiche, evitando una prolungata serie di
quesiti.
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