Prof. Umberto Tirelli
Primario
Divisione di Oncologia Medica A- Unità
CFS
Istituto Tumori - Aviano (PN)
Si è tenuto in Florida un meeting
molto importante di ricercatori implicati nello studio dell’Ampligen nella
CFS. Riferisco alcune principali informazioni che possono essere di utilità
per i pazienti.
CARATTERISTICHE GENERALI DELLA CFS
Il Prof. De Meirleir di Bruxelles ha tenuto
un’overview sulla CFS. La prevalenza della malattia è simile
in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti, cioè 3 malati
su 1000 persone. In Giappone attualmente la malattia è molto
studiata e addirittura non viene chiamata CFS ma “Cytochine disease”, malattia
delle citochine (cioè di quelle sostanze che sono prodotte dal sistema
immunitario e che sono alla base, come ipotesi principale, dei sintomi
della CFS).
Studiando oltre 1500 pazienti con CFS
visti a Bruxelles, il Prof. De Meirleir è riuscito a identificare
i fattori di rischio alla comparsa della malattia e tutti sono associati
con potenziali infezioni, in particolare:
1. malattie simil-influenzali associati
allo stress;
2. mononucleosi;
3. infezioni virali vere e proprie;
4. post-partum.
Il Prof. De Meirlier pensa che durante
un periodo di stress la persona diventa molto più sensibile a disturbi
neuroendocrini e immuni e pertanto in questa situazione si può sviluppare
più facilmente la CFS. Inoltre ha riportato alcuni dati sulle
citochine, in particolare l’interleuchina 1A , l’interleuchina F
e tumor necrosis factor Alfa, che sono aumentati nei pazienti con CFS rispetto
ai controlli. Inoltre i tests dell’esercizio fisico e di ipersensibilità
bronchiale sono entrambi peggiorati nei pazienti con CFS rispetto alla
popolazione generale.
In sostanza il Prof. De Merlier indica
questi aspetti come caratteristiche della CFS nella sua esperienza:
1. disfunzione di particolari enzimi
che si chiamano RNase (vedi più avanti) che sono l’evidenza
del disturbo immunologico e che sono tra l’altro un potenziale marker di
CFS (l’80% è positivo a questo marker mentre soltanto il 15% è
completamente negativo);
2. vi è una attivazione immunitaria
con una bassa funzionalità dei linfociti natural killer;
3. vi è una abnorme funzionalità
della membrana celluare con un deficit di trasporto e una anomalia dell’acetilcarnitina
(questa anomalia è correlata con la disfunzione dell’enzima RNase);
4. una infezione virale persistente.
UNA PROTEINA COME POTENZIALE MARKER
DELLA CFS
Il Prof. Lebleu di Montelier - Francia,
insieme al Prof. De Meirleir di Bruxelles, hanno raccolto dati che
dimostrano che una proteina a basso peso molecolare (37kDa 2-5 A) è
riscontrata nell’82% dei 57 pazienti con CFS studiati, mentre soltanto
nel 28% dei 53 controlli che comprendevano pazienti affetti da fibromialgia
e da depressione.
Si presume che ci sia una correlazione
tra la presenza di questa proteina, che è un segno di un’ anomala
immunitaria, con i disturbi della CFS. Inoltre, la disfunzione
di questa proteina scompare con il trattamento con Ampligen.
STUDI SULL’AMPLIGEN
Sono stati condotti 5 studi sull’Ampligen
per un numero complessivo di oltre 300 pazienti già trattati.
Lo studio chiamato AMP 511 ha già dimostrato che dopo 16 mesi
di trattamento vi è un miglioramento significativo del performance
status ed un miglioramento cognitivo senza effetti collaterali importanti.
Lo studio AMP 516 è uno studio che è in atto e che
è a doppio cieco, cioè con un gruppo placebo di controllo,
e nessuno ancora sa come viene trattato se con il farmaco o con il placebo
(sia i medici che i pazienti). Sono stati inclusi 115 pazienti in ogni
gruppo di trattamento.
L’Ampligen viene somministrato 400
mg in vena due volte alla settimana per 24 settimane. I pazienti
che vengono inclusi in questo studio che è condotto in diversi centri
negli Stati Uniti devono avere una malattia molto severa, avere una CFS
che dura da almeno 12 mesi e non possono prendere una serie di farmaci
concomitantemente. Probabilmente l’unica cosa che si può dire
è, che ci sia una correlazione tra la RNase aumentata con
i sintomi di fatica del paziente, cioè in particolare la sua incapacità
a reggere lo sforzo misurato con i tests di esercizio fisico. Per gli altri
studi complessivamente già conclusi negli Stati Uniti e a Bruxelles
si può dire che in tutti il farmaco è molto ben tollerato
e vi è un miglioramento del performance status significativo dopo
16 settimane di trattamento, vi è un miglioramento significativo
dell’enzima RNase e vi è una correlazione tra il miglioramento dell’RNase
e il miglioramento cognitivo. Inoltre, non vi è un miglioramento
con un trattamento eseguito 3 volte alla settimana rispetto a 2 volte alla
settimana. Questi dati derivano soprattutto da uno studio randomizzato
(studio C) che ha incluso 45 pazienti trattati verso i 47 non trattati.
Lo studio che è in atto è
stato richiesto dalla Food and Drug Administration (FDA) pochi anni fa
per poter riconfermare i risultati positivi che si erano ottenuti.
Complessivamente si può dire che
l’Ampligen sembra un farmaco molto attivo, senza tossicità importante
e che agisce migliorando un marker che è possibile dosare in certi
laboratori europei e speriamo che al più presto sia disponibile
anche nel nostro paese. A questo proposito l’Hemisphere Biopharma
americana ha attivato una succursale in Europa e anche l’Italia al più
presto potrebbe essere coinvolta nell’utilizzazione dell’Ampligen.
CONCLUSIONI
Le conclusioni che io stesso ho tenuto
al convegno (vedi programma), sottolineano gli aspetti positivi dei risultati
presentati, ma contengono anche delle preoccupazioni e dei messaggi di
prudenza. Per la prima volta effettivamente in più centri
qualificati si è potuto dimostrare un trattamento efficace della
CFS con un miglioramento di un parametro biologico ben definito che potrebbe
essere un marker, come l’enzima RNase con un miglioramento anche di parametri
cognitivi e di sopportazione dello sforzo che anche correlano con il marker
biologico. Alcuni pazienti hanno avuto dei risultati eccezionali,
ma nel complesso si può dire che dopo 6 mesi di terapia,
circa la metà dei pazienti hanno una buona risposta al trattamento.
Purtroppo vi sono alcuni problemi che
derivano soprattutto dalla mancata accettazione da parte della maggior
parte dei medici sia in Europa che negli Stati Uniti della CFS.
Purtroppo ancora molti ritengono che “tutto
sia nella testa” e non accettano questo approccio biologico che da
tempo molti ricercatori della CFS hanno approntato all’argomento.
Peraltro sono convinto che questi dati
che sono già accettati come pubblicazione per esempio sull’ American
Journal of Medicine per quanto riguarda il potenziale marker biologico
e speriamo che anche i risultati dell’Ampligen siano presto pubblicati
su una rivista importante, dovrebbero modificare l’opinione di molti
nostri colleghi scettici.
Questo è un problema che si verifica
come dicevo in tutte le parti del mondo e non è un problema soltanto
italiano, la CFS ha problemi per essere valutata anche come riconoscimento
di disabilità.
Per quanto riguarda gli aspetti
del trattamento con l’Ampligen in se, va rilevato che questo trattamento
comporta due endovenose settimanali per 24 settimane.
Questo è già un problema
non indifferente in particolare per quelle persone che vivono lontano dai
centri dove questi trattamenti sono eseguiti. In Europa soltanto
Bruxelles è in grado di somministrare questo trattamento e un terzo
circa dei pazienti che il Prof. De Meirleir ha trattato con Ampligen sono
stranieri, ma richiedono la presenza per almeno sei mesi a Bruxelles
per il trattamento. Anche negli Stati Uniti vi sono notevoli problemi
nonostante vi siano una quindicina di sedi dove il trattamento può
essere fatto. Succede spesso che un paziente non riesce a stare sei mesi
in una sede troppo lontana dalla sua abitazione e che comporta diverse
ore di macchina o addirittura il trasferimento per il trattamento.
Questo problema potrà essere superato
soltanto quando l’Ampligen sarà approvato definitivamente e sarà
a disposizione di tutti gli ospedali e potrà essere eventualmente
somministrato in alcuni pazienti, in particolare con quelli che hanno l’anomalia
biologica di cui sopra. Questo ultimo è un altro punto molto
importante che è stato ribadito più volte. Il gruppo
di De Meirleir per esempio tratta soltanto con Ampligen quelli che hanno
il marker biologico presente e in quel circa 15-20% che sono negativi invece,
pur presentano la CFS, vengono trattati non con Ampligen, ma
con altri approcci. Potrebbe essere che in un tempo non lontano sia
possibile comunque fare il test mandando il sangue in un centro autorizzato
a livello europeo.
Infine è necessario che i dati
sia del marker biologico che della terapia con Ampligen vengano confermati
in più centri al di fuori di quei pochi che ad oggi hanno
testato il farmaco ed hanno evidenziato dei risultati positivi. Inoltre
l’FDA negli Stati Uniti ha richiesto la conclusione di uno studio randomizzato
a doppio cieco che è in atto e che ha già incluso circa 150
pazienti ma che deve raggiungere un numero maggiore di pazienti e deve
dimostrare con parametri energetici e cognitivi il vantaggio dell’Ampligen
sul placebo. Cosi vale per l’Emea in Europa che ha chiesto ulteriori
indagini per poter approvare il farmaco. Speriamo che nel giro di
6-12 mesi si possa arrivare alla approvazione dell’Ampligen.
Prof. Umberto Tirelli
Primario
Divisione di Oncologia Medica A
Istituto Tumori - Aviano (PN)
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