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In prima giornata è stata analizzata la “Sindrome della Guerra del Golfo” (GWS); il motivo per cui questo argomento è stato al centro dell’attenzione è dovuto sia al fatto che tale sindrome non è stata sufficientemente studiata in passato, sia perché è sempre molto interessante studiare sindromi simili dal punto di vista sintomatologico alla CFS. E’ infatti utile ricordare che i seguenti sintomi , sono presenti oltre che nella CFS anche nella FMS (fibromialgia) e nella Sindrome della Guerra del Golfo (GWS): - poliartralgia -
fatica cronica
-
perdita di memoria
-
problemi del sonno
-
mal di testa
-
febbri intermittenti
-
problemi della vista
Diversi
studi ricercano le cause possibili e i segni caratteristici di malattia;
la GWS presenta le seguenti caratteristiche:
1)
i sintomi persistono dopo un’ infezione opportunistica, cioè
un’infezione che si manifesta con una riduzione o depressione del
sistema immunitario;
2)
i pazienti esposti ad agenti chimici e a stress psicologici sono
più vulnerabili alle malattie. Lo stress chimico si riferisce
all’esposizione a dei batteri biologici e all’uranio, ma anche alle numerose
vaccinazioni alle quali sono stati sottoposti i soldati americani prima
della guerra;
3)
questi “stress” modificano il sistema cardiovascolare e anche
quello immunitario, e queste variazioni persistono nel tempo;
4)
utilizzando un’analisi fattoriale si può definire un cluster di
sintomi neurologici. Il cluster comprende i seguenti sintomi:
-
problemi visivi
-
perdita di equilibrio
-
svenimenti
-
tremori
-
difficoltà nel formulare le frasi durante il dialogo.
5)
la presenza di batteri del ceppo micoplasma nei pazienti che venivano trattati
con antibiotici con successo .
I
batteri del ceppo micoplasma sembrano rivestire grande importanza
nello sviluppo o nella determinazione dei sintomi della GWS.
Conclusioni:
la GWS si manifesta in seguito ad una esposizione multipla a sostanze chimiche,
radioattive e biologiche. Anche i pazienti con la CFS, FMS e RA evidenziano
una presenza aumentata dei batteri del ceppo del micoplasma.
Per
quanto riguarda la CFS, sono stati presentati dati biochimici ed epidemiologici.
E’ ovvio che le infezioni ricoprono un ruolo fondamentale nella CFS,
per cui è ancora valida l’ipotesi secondo la quale si svilupperebbe
una disfunzione del sistema immunitario in seguito ad un’infezione virale.
Studi
recenti dimostrano che il 4% dei pazienti contrae la CFS in seguito ad
una trasfusione di sangue.
I virus e/o i microrganismi possono essere trasmessi mediante trasfusioni e conseguentemente possono indurre una CFS nei soggetti che la ricevono e che già sono fisicamente debilitati e quindi più predisposti a contrarre le infezioni. Ai pazienti affetti da CFS si raccomanda di non ricevere trasfusioni e di non donare il sangue fino a quando non sia stato identificato il virus e tutti i microrganismi. I ricercatori hanno dimostrato che è possibile aggiungere altri 6 sintomi ai criteri esistenti. per la diagnosi di CFS. Questo potrebbe determinare un’omogeneità migliore tra i pazienti. Oltre ai sintomi esistenti infatti, i seguenti sono presenti nel 70% dei pazienti che fanno parte dello studio: - dispnea da sforzo -
vertigini
-
disturbi gastrointestinali
-
sensazione di freddo alle estremità
-
diminuzione della libido
-
problemi di equilibrio
Gli
studi di Holmes sembrano collegare la improvvisa comparsa di CFS con una
disfunzione del RnaseL.
Un’indagine
condotta sia in Svezia che in Giappone ha dimostrato un collegamento tra
una produzione anomala di acetilcarnitina (sostanza del cervello) e la
fatica. Questa sostanza regola la biosintesi dei neuro trasmettitori
che regolano le attività motorie, l’attenzione e le funzioni autonome.
Questa
potrebbe essere la chiave per comprendere la percezione della fatica.
La
fatica muscolare nei pazienti potrebbe correlare anche con alterazioni
del sistema antiossidante in grado di neutralizzare i radicali liberi
nei tessuti muscolari . E’ invece accertato che la a debolezza muscolare
nei pazienti CFS non è dovuta nè a deficit
neuro trasmettitoriali , nè a difetti nella membrana cellulare.
Un
altro studio condotto in Svezia dimostra che il 6% dei pazienti accusa
problemi gastrointestinali, probabilmente a causa della disregolazione
della flora intestinale. Le donne sono più colpite. Ciò
potrebbe far pensare ad un collegamento tra CFS e sindrome dell’intestino
irritabile.
Oltre
ai noti problemi di memoria i pazienti con CFS potrebbero manifestare problemi
di vista e di concentrazione (soprattutto durante la lettura) a cui si
aggiunge una ridotta capacità di interpretazione delle parole
e quindi di apprendimento. Questi disturbi sono tipici anche nei
pazienti affetti da dislessia. Gli esperti sostengono che una reazione
biochimica anomala possa produrre questi sintomi.
Anche
le allergie sono presenti in molti pazienti con CFS e in tali pazienti
si è notata una aumentata sensibilità ad alcuni metalli
come al mercurio e al nichel. L’allergia al nickel è molto comune
tra le donne. Nelle pazienti con CFS allergie al nickel possono essere
presenti nel 50% dei casi. L’allergia al nickel è stata associata
con il piercing. Infatti, in futuro si prevede un aumento anche tra la
popolazione maschile in relazione al sempre più praticato piercing.
Non è comunque confermata la relazione esistente tra piercing
ed allergia al nickel. Potrebbe trattarsi di una iper attività
del sistema immunitario.
Non
esiste un test specifico che possa diagnosticare con certezza la CFS.
Tuttavia, diversi studi hanno dimostrano un’anomalia di alcuni enzimi
come l’RnaseL, che ricopre un ruolo nel sistema immunitario nei pazienti
con CFS.
Come
nei pazienti sani, anche i pazienti con CFS hanno l’RnaseL dal peso di
80kDa. Nei pazienti con CFS è stata dimostra la presenza di
una seconda l’RnaseL dal peso di 37kDa, non presente invece nei soggetti
sani.
L’enzima
funziona come segue: l’RnaseL è un enzima antivirale normalmente
inattivo. L’Ampligen, un farmaco recentemente introdotto in studi sperimentali
per la terapia della CFS, è un dsRNA, cioè un acido
ribonucleico a doppia elica che regola le attività del RnaseL.
Durante il trattamento con l’Ampligen il contenuto cellulare del
dsRNA aumenta, con inibizione dell’RnaseL.
Gli
studi sperimentali hanno dimostrato che durante il trattamento con l’Ampligen,
inizialmente i i sintomi peggiorano, infatti, solo dopo alcune settimane
si avverte un miglioramento delle performance fisiche. In particolare,
gli studi condotti in Belgio, hanno dimostrato un miglioramento nei pazienti
dopo 24 settimane di trattamento. Lo stato di salute dei pazienti
che non hanno ricevuto Ampligen è rimasto stabile o addirittura
è peggiorato.
Durante
il trattamenti i sintomi erano valutati attraverso la compilazione da parte
del paziente di un questionario sulle attività giornaliere.
Gli
studi condotti in USA e in Belgio hanno infine dimostrato che l’Ampligen
non causa tossicità, ed i miglioramenti riguardano soprattutto
la performance intellettuale e l’attività fisica dei pazienti.
In
particolare sono diminuiti notevolmente i seguenti sintomi :
-
intolleranza alla luce
-
fatica
-
deficit di concentrazione
-
disturbi della memoria
-
depressione
-
disturbi del sonno
-
problemi visivi
-
severa debolezza muscolare
-
linfonodi doloranti.
Per
i pazienti si è dimostrato oltre che un miglioramento delle
attività giornaliere e performance fisiche anche di:
-
comunicazione (leggere, guardare la TV)
-
conversazione
-
trasporto.
Il
test della bicicletta utilizzato per misurare lo sforzo ha confermato un
miglioramento del paziente che ha ricevuto il trattamento. Si sono
verificati degli effetti collaterali come mialgia e febbre.
Non
ci sono differenze significative nel dosaggio di 2 rispetto a quello di
3 somministrazioni settimanali.
Per
concludere, possiamo riportare altri due punti particolarmente interessanti:
1)
i sintomi riportati dagli adolescenti affetti da CFS sono gli stessi degli
adulti;
2)
la gravidanza non peggiora lo stato del paziente affetto da CFS.
Infatti, malgrado la malattia alcune pazienti hanno portato a termine la
gravidanza con successo. I bambini sono nati sani.
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